Adolescenti · Fobia scolare
«Non voglio andare a scuola.»
Al mattino il mal di pancia, le lacrime, la porta della camera che resta chiusa. Tu provi a convincerlo, poi ti arrabbi, poi ti senti in colpa. Non è pigrizia e non è colpa tua: è un modo per dire che a scuola sta succedendo qualcosa che non riesce a raccontare.
Cosa vedi a casa
- Sintomi fisici al mattino che spariscono dopo
- Assenze che aumentano, verifiche saltate
- Si isola dai compagni, esce sempre meno
- Dice che non ce la fa, senza spiegare perché
Se vuoi saperne di più
Apri solo quello che ti interessa. Non serve leggere tutto.
Come lavoro su questo
Comincio dall’ascolto, senza chiedergli subito di tornare in classe. Capiamo insieme cosa rende insostenibile la mattina: la classe, un professore, un compagno, la paura di non essere all’altezza.
Poi costruiamo un rientro fatto di passi piccoli e possibili, concordati con lui e con voi. Se serve, parliamo anche con la scuola.
Cosa può fare la famiglia
Non devi diventare la sua terapeuta. Ti chiedo altre due cose, più semplici e più difficili: restare presente senza incalzare, e tenere una linea comune tra adulti.
- Evitare braccio di ferro al mattino
- Nominare quello che vedi, senza diagnosi
- Tenere aperti i legami fuori dalla scuola
Quando è il momento di chiedere aiuto
Quando le assenze durano da più di due o tre settimane, quando il malessere si allarga anche al pomeriggio e al fine settimana, o quando in casa non riuscite più a parlarne senza litigare. Prima si interviene, più il rientro è semplice.
«Tuo figlio non si è rotto. Si è fermato, e da fermi si può ripartire.»
Ne parliamo?
Il primo colloquio è gratuito. Puoi venire anche per conto tuo, prima di coinvolgerlo.
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